Tuesday, June 10, 2008

Metalwave

Dopo diversi anni a partire dal 2000 o giù di li approdano finalmente al primo album ufficiale i The Void, ennesima band della cupa scuderia di casa My Kingdom, che di recente ha proposto gli anch'essi italiani ed apprezzabilissimi DemetraSineDie. Come per le altre band continua la ricerca dell'etichetta di gruppi interessati creare delle atmosfere dark diverse dal solito, più ricercate, magari ricche di influenze tra la più disparate. Infatti, anche, anche se troppe volte capita di riconoscere facilmente la fonte di ispirazione di qualche riff oppure di ritrovarsi ad ascoltare delle soluzioni un po' troppo di maniera, i Void riescono a produrre un album vario e mai noioso ricco di momenti intensi o comunque coinvolgenti per lo meno a livello fisico (nel senso se non riusciranno a farvi piangere, almeno vi faranno scuotere un po'...). Mertio di un impasto sonoro denso che si lascia non poco tentare dalla dark wave anni '80, su tutti suggerirei i Sisters Of Mercy, con l'utilizzo di sintetizzatori dal sapore vintage che costruiscono melodie oscure e decadenti e con arrangiamenti sontuosi e di maniera, spiccatamente pomposi. Altro ingrediente fondamentale è il metal nelle diverse accezioni che furono di Tiamat, Paradise Lost e anche certi riferimenti ai Cradle Of Filth per le tastiere ariose e dominanti; riff a dir poco rocciosi e altri più cupi ma sempre carichi di feedback si incrociano su una base ritmica che sa muoversi bene su territori più ragionati, ma che non si risparmia su tappeti di doppia cassa martellanti. Sopra questo la voce di Diego Fogliacco si divide tra momenti puliti, ma senza troppa efficacia e growl dal sapore black/death molto meglio riusciti.
Le strutture dei brani offrono sempre variazioni e risultano ben composti ad esempio nella decadente Hope si ritrovano parti atmosferiche particolarmente valide che sfociano un dark rock robusto, in Sad Moon decisamente più metal si ritrovano i Tiamat di Clouds aggiornati alla luce di sintetizzatori enfatici e moderni e, nella parte centrale ci sono persino dei battiti di cassa tecno sullo stile EBM; ancora in Macha e in Beauty (Narcisus' Monologue) il metal prende il sopravvento e si lascia acquietare soltanto dai suoni sintetici.
Una prova offerta da una band sicura dei propri mezzi, che ha trovato la strada giusta da battere, per gli appassionati di un dark più ricercato e sicuramente non intimista.

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